la fiaccola sull’Everest
Un breve post per esprimere il mio consenso alle recenti parole di Messner sulla salita della fiaccola olimpica sul Chomolangma (aka Everest).
Se da una parte avrei voluto “stendere un velo pietoso”, mi sembra opportuno sottolineare alcune cose, prendendo a prestito le parole di Messner.
Primo: “L’anniversario della nostra prima salita senza ossigeno e la scalata della fiaccola sono una contraddizione paradossale. L’8 maggio di trent’anni fa io e Habeler siamo saliti senza bombole di ossigeno, oggi i cinesi le hanno usate. Allora la montagna era libera, noi eravamo soli. Oggi invece ci sono cinquanta spedizioni ferme ad aspettare al campo base bloccate dalla polizia e dall’esercito per non disturbare questa messa in scena”
Secondo: “L’alpinismo non è disciplina olimpica e non c’era bisogno di portare la fiaccola sull’Everest”.
Su questo secondo punto la mia opinione (per il poco che vale) va anche un po’ più in là: io credo che l’alpinismo non sia neppure uno sport, perchè lo sport è fatto di regole condivise (l’asta deve avere una certa lunghezza) e si basa su parametri misurabili (vince chi salta più in alto). Questo non vale per l’alpinismo: le regole vengono (o dovrebbero venire) da dentro, e nessuno può dire chi “vince” tra Bonatti sul Cervino e Messner sull’Everest… anzi, la parola “vincere” non ha nessun senso, perchè non si “vince” né sulla montagna né su altri alpinisti.
Altre parole che mi vengono in mente su questo tema sono quelle di Cesare Maestri: “C’è un solo modo per uccidere l’alpinismo: dargli delle regole”.
L’articolo originale è su http://www.montagna.tv/?q=node/7560

